Contadin* e Pandemia

La crisi prodotta dal dilagare del virus Covid 19 si somma alle altre crisi preesistenti, da quella climatica a quelle legate all’impoverimento di vaste fasce di popolazione. Per questo, secondo noi, il tanto reclamato “ritorno alla normalità” non può che comportare il ripristino del “produci, consuma, crepa” ma più intristito, deprivato persino del valore della socialità. Questo virus ha aggravato le contraddizioni e le sofferenze, ma se siamo tutti sulla stessa barca, qualcun* si trova ai remi ed altr@ sul castello di prua, a fare i comandanti della nave!
Per capire al meglio questa epidemia virale, dobbiamo introdurre quindi altri parametri a fianco di quelli clinici: parametri sociali, ambientali, economici, psicologici, dei modelli di vita, di fruizione della cultura e delle relazioni umane. In medicina quest’insieme di parametri viene definita Sindemia e arriva da ricerche della medicina del lavoro.

Come colpisce la aree rurali questa ulteriore crisi? Come la vivono le piccole aziende agricole, le/gli artigiani, le/i braccianti, le/i contadini di fatto? Dall’inizio di quest’epoca, con il divieto di spostamento tra comuni e la chiusura dei mercati, soprattutto quelli autogestiti, la situazione dal punto di vista del reddito è precipitata, la distribuzione nei luoghi di ristorazione si è azzerata. Certo, ci si è ingegnati, i rapporti con le situazioni cittadine sono migliorati, soprattutto nella qualità, contribuendo a incrementare i g.a.s. e come reti contadine stiamo partecipando a costruire le condizioni, necessarie ma ancora insufficienti, per una ripartenza.

Gli incontri che abbiamo sviluppato, anche attraverso assemblee a distanza, hanno fatto emergere più chiaramente aspetti che prima non uscivano allo scoperto, come le differenze tra mutualismo ed assistenzialismo, tra la partecipazione diretta e i rapporti istituzionali che provvedono, dall’alto, alle emergenze. Nelle forme di mutualismo che abbiamo contribuito a costruire è emersa la necessità di andare oltre e contro la G.D.O. che, ricordiamo, matrice e complice del disastro ambientale amplificato dalla sindemia, è parte del problema, non la soluzione delle carenze di approvvigionamento. Stiamo inoltre partecipando, per quanto ci è possibile, alle forme di “spesa sospesa” autogestita.

Viste anche le difficoltà nel far arrivare in città le derrate alimentari da agricoltura contadina, è aumentata la consapevolezza del ruolo del cibo e di come viene prodotto ed a Roma è aumentato il confronto tra le diverse situazioni territoriali e spezzoni di movimento (dal diritto all’abitare, agli operatori auto organizzati della sanità, ai comitati di sostegno internazionalista, per il recupero e difesa degli spazi verdi e degli spazi sociali, ecc.). La nostra presenza in questi dibattiti, pur limitata dagli impegni sui campi e dalle distanze, sta comunque contribuendo a definire le modalità del possibile rapporto città-campagna. Verso forme di cooperazione a mosaico, verso la costruzione di reti di movimento più vaste.

Come terraTERRA e dentro la rete di Genuino Clandestino, negli ultimi 15 anni abbiamo definito e praticato, per quanto possibile, forme e sostanza dell’autogestione, dai mercati senza mercanti, ai lavori collettivi nei nodi territoriali; dalla certificazione partecipata, alla definizione teorica e pratica delle modalità salutari di trasformazione e conservazione dei prodotti della terra. La direzione resta la stessa, la costruzione di luoghi e comunità solidali, al di là della “privatizzazione” della vita tutta o dell’assistenzialismo statalista!

dicembre 2020

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