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27/09/2015 azienda De Amicis (Luco dei Marsi) e BioCannabis (Turania)

La squadra per le due visite odierne è “minuta” ma tant'è. Sono presenti all'appuntamento a Lugo dei Marsi, per la visita all'az. De Amicis Giovanni, da Subiaco, produttore affine; Sandro “Mefisto”, frequentatore dei mercati tT e in ingresso in tT stessa come produttore (faremo da lui la seconda visita della giornata), Fabiola dell'azienda in questione ed Enrico “Bakunino”. Fabrizio “Solina” è, purtroppo assente per impegni improvvisi con il lavoro agricolo.

Hanno in uso circa 6 ha di terreni, alcuni di proprietà familiare (vengono entrambi da famiglie di agricoltori che fanno agricoltura convenzionale, tipica del Fucino), altri in comodato d'uso. Sono appezzamenti distanti tra loro, diversi per composizione del terreno, con problematicità anch'esse diverse. La prima problematicità , a mio avviso, è il territorio del Fucino : luogo di agricoltura intensiva fin dalla sua bonifica definitiva, con presenza nel terreno dei resti di questo tipo di agricoltura come concimi, disserbanti, fitofarmaci ecc., e che in questa piana, attraversata da fossi di raccolta delle acque, li si concentrano e nelle zone più interne della piana stessa. È l'internità o la perificità, assieme alla vicinanza con i fossi che fa la differenza. La nostra analisi delle acque è stata solo visiva ed olfattiva, già a questo livello superficiale di analisi, sono visibili i problemi. Il primo appezzamento visitato( circa 500mq ), è il più interno di quelli da loro coltivati, è vicino ad un canale maleodorante (cmq non usano quell'acqua per irrigare!),lo hanno messo a ceci bianchi. Iniziamo a conoscerci attraverso domande : lo irrigano, poco, con acqua recuperata da una sorgente (è così per tutti gli appezzamenti), lo concimano con letame degli animali allevati a livello familiare, è di proprietà ed è anche deposito e parcheggio di mezzi agricoli con resti di officina nei terreni di accesso, vedono anche loro le problematicità, non lo useranno il prossimo anno, non usano mezzi di scasso profondo anche se le famiglie li hanno. Sconsigliamo di usarli anche per autoconsumo! La famiglia di Fabiola pratica agricoltura convenzionale. Lei e Pasquale, no. Le semi che usano sono di diversa origine: autoprodotte, da raccolta tra produttori locali, comunità che praticano agricoltura organica e scambiano semi, convenzionali. Il secondo appezzamento è di 2000mq ,hanno piantato cicerchie, soia rossa (azuki), borlotti ,ceci neri. Ci stiamo allontanando dalla parte centrale .verso il bordo sudovest della piana. Terzo appezzamento( il sassoso, ndr) circa 1,5 ha cicerchie già raccolte, si vede in generale poco lavoro di disserbo. Si vede la stagione siccitosa. L'irrigazione con acqua sorgiva la fanno in tutti gli appezzamenti . A fianco hanno un'azienda che pratica agricoltura biologica certificata e che dal prossimo anno gli fornirà acqua analizzata. Quarto appezzamento; ceci neri per rifarsi la seme , soia verde,un po' di mais nero. Quinto appezzamento ( lo splendido! ndr) , verso la montagna, 1,5 ha, che dire? È circondato da ottime piante spontanee ( malva, diverse varietà di timo, portulaca, cicorie e decine di specie tipiche del territorio non contaminato). Consigliamo di allargarsi da quelle parti! Sesto appezzamento patate e fagioli dall'occhio, vicini alla sorgente dove prendono l'acqua per tutte le irrigazioni. Le conclusioni sono: positive per l'impegno messo dai produttori, che hanno a mio avviso una buona impostazione e che vanno seguiti; negativo per il primo appezzamento visionato, anche se non per loro volontà; di verifica per gli altri,che sono cmq meno problematici , di gioia vera per il pezzo a grano saraceno. le produzioni quest'anno saranno inferiori a quanto presentato nelle schede, che sono lo specchio dell'anno passato Parliamone in assemblea, seguono le considerazioni degli altri partecipanti alla visita. Cmq molto omogenee. Ci trasferiamo poi a Turania, dove Sandro Mefisto, insieme a due altri soci hanno costituito l'azienda BioCannabis . 2 ha coltivati a Canapa, parte in affitto e parte di proprietà , in un territorio in cui è presente pascolo ed agricoltura familiare, in una valle laterale all'immissario del Lago del Turano, circondata da monti, con scarsapresenza umana, senza insediamenti inquinanti. È presente una sorgente di acqua buona ( viene utilizzata anche per bere,è leggera al gusto come l'acqua Paola se dice a Roma). Il terreno è una “cannavina”, termine dialettale per indicare le canapine, zone vocate a questa coltivazione. La produzione serve ,in massima parte per fare compost,insieme a elementi minerali certificati, per agricoltura biologica. Una parte per uso alimentare (farina dei semi) per autoconsumo, ed è la parte ancora da raccogliere, splendide piante! . Stanno studiando le possibilità per l'edilizia biologica. Il produttore affine non era presente, è Fabrizio “Solina”, ma da sue dichiarazioni: “tutto quello che so sulla canapa l'ho imparato da Mefisto, ho visto il terreno coltivato diverse volte, per capire le modalità del lavoro. Io non produco canapa ma conosco le cannavine, posti per patate , mais, fagioli. E canapa. La mia famiglia l'ha coltivata,per uso familiare, come era tipico nei nostri luoghi, fino agli anni '50 dello scorso secolo. Trovo corretto ed importante il lavoro di BioCannabis. Non solo sul terreno produttivo, ma anche su quello politico,etico,sociale culturale e quant'altri aggettivi positivi si possano trovare. Hanno anche un sito dove capire mejo la loro filosofia, le modalità, l'impegno, le tecniche colturali. Abbiamo continuato la visita su altri appezzamenti che vedranno nel tempo altri sviluppi, per ora sono per uso familiare e di autoconsumo. Nel territorio ci sono anche altre situazioni di terreni interessanti , cmq ne parlerà Mefisto nelle prossime assemblee. Pe rme BioCannabis è benvenuta in tT. Manterremo cmq l'impegno che come realtà locale ci siamo dati: dato che la certificazione partecipata non è un bollino, se ne faranno diverse nel corso del tempo. Sperando che siano più “partecipate” . Giornata bella che al fine serata mi ha visto tipo: non mi sento granché bene,arrivo a casa e scopro che ho 40 di febbre. Aloa bak Enrico Bakunino (vino)

Domenica 27/09/2015 ho partecipato a Luco dei Marsi alla visita “straordinaria” conseguente alla richiesta di certificazione partecipata dell’ azienda agricola “ De Amicis Fabiola “ gia presentatasi in assemblea in attesa, da tempo, di una nostra visita. I terreni, di circa 6/7 ha sono divisi in 5 frazionamenti distanti ed in diverse aree fra di loro. Non sono di proprietà dell’azienda, molti sono concessi da amici e parenti. I ragazzi posseggono un trattore per la lavorazione del terreno. L’azienda è mandata avanti da Fabiola e Pasqualino, due giovani ragazzi.Abbiamo conosciuto solo Fabiola perché il compagno stava dando una mano ad un amico nella raccolta delle patate. I ragazzi distribuiscono i loro prodotti in piccoli negozi che promuovono prodotti tipici e svolgono, come azienda agricola, anche vendita on line. In linea generale le colture quest’anno sono in ritardo e hanno sofferto la mancanza di acqua non disponibile in diversi appezzamenti coltivati. I ragazzi cercano di ottemperare a ciò con una cisterna di 4000 lt, prelevano l acqua da una sorgente che sembra pulita poichè scende direttamente da una montagna incontaminata e collegano, dove presente, l’irrigatore o l’impianto a goccia . Il primo appezzamento di circa 500 m2 che abbiamo visto con un cultivar di cece bianco è troppo interno alla piana del fucino ed in oltre è vicino ad un fosso poco pulito per stessa ammissione di Fabiola che dice non mangiare neanche le prugne che crescono negli alberi che lo costeggiano: In oltre la coltivazione è situata vicino ad un’area poco curata utilizzata dal padre di Fabiola come deposito inerti. La coltivazione, piena di erbe infestanti, è in ritardo con lo sviluppo e la produzione del prodotti e manca d’impianto idrico. Il secondo appezzamento coltivato a fagiolo nano mungh e a fagioli rampicanti , di circa 2000 m è abbastanza distante da quello precedente, è circondato da 2 strade dalle quali è ben isolato da cespugli e da un capannone con serra aperta raramente utilizzata, a detta di fabiola,per fare dei piantinai per l’ agricoltura convenzionale. La coltivazione, anche se dispone di un irrigatore, mostra i segni della sofferenza per mancanza di acqua poiché questa estate non a mai piovuto, ci racconta fabiola. Così come nel terreno precedente le infestanti sono presenti. Il terzo terreno che visitiamo è di circa ………. È situato all’inizio della “periferia” della piana del Fucino ed circondato da lati terreni adiacenti. Presenta i tubi dell’irrigazione a goccia e se ne vedono i risultati perché le piante sono più vigorose. Il cultivar è di cece nero e………………….. Fabiola ci dice che quella coltivazione serve solo per riprodurre semi. Il quarto terreno che visitiamo è il posto che più ci è piaciuto perché si trova all’esterno della piana e ai piedi di un colle con un folto bosco. Il terreno di circa 1.5/2 ha è coltivato a grano saraceno. Anche questa coltivazione presenta le caratteristiche di un terreno non diserbato, vigoroso di diverse varietà di erbe spontanee poco presenti negli altri appezzamenti. La semina del grano non è stata fatta in maniera adeguata, per cui non vi sarà una resa eccezionale di prodotto. Di sicuro è il posto migliore, tra quelli visti da coltivare. Il quinto appezzamento è un terreno coltivato a lenticchie e cicerchie gia raccolte ma se ne può osservare la presenza trovando qualche residuo presente nel terreno. Come altri terreni sono presenti molte infestanti e non sarà facile la raccolta manuale delle lenticchie che presentano gli stessi sintomi delle altre coltivazioni, mancanza di acqua Il terreno è confinate con una strada, isolata dalla presenza di alberi e adiacente, sull’ altro versante a campi a produzione convenzionale, credo. Il sesto appezzamento coltivato a patate e …………………….è di m………………….. e adiacente a terreni coltivati (?) con sistemi convenzionali. Notiamo una dorifora, segno della presenza di infestanti doc. Fabiola ci dice di non averle notate sulle sue piante e comunque di non aver praticato ne diserbi, si vede, ne operazioni per eliminare il coleottero dalle piante di patate. Fabiola ci ha detto di aver conosciuto T/T attraverso Vincenzo delle patate, poi allontano dal connettivo, che gli ha consigliato di mettersi in contato con Solina…. Premetto che non avevamo le schede dell’azienda. Osservandole si evince che come ci ha detto Fabiola durante la visita alcune produzione rispetto allo scorso anno sono state accantonate ( mais, farine ) di agli non ne abbiamo visto tracce, ne Fabiola ce ne ha parlato. Di certo la quantità di prodotto quest’anno non si avvicinerà neanche di poco a quella dichiarata dell’anno precedente, per quanto riguarda tutte le produzione. Il primo appezzamento visitato non da garanzie di qualità e pulizia del terreno e abbiamo gia comunicato a Fabiola di abbandonarne la produzione ne di distribuirne il prodotto, anche perché proprio lei ci diceva delle pericolosità presenti. Assieme a Mefisto e Bakunino, stoico per il 40 di febbre che lo ha accompagnato durante la giornata, abbiamo invitato i ragazzi ad intensificare e concentrare i lavori sull’appezzamento esterno alla piana e sotto il bosco, poiché vi è altro terreno incolto ed l’unico che presenta un contesto congruo alla produzione agricola non intensiva. Gli altri appezzamenti non si presentano in contesti affidabili, non tanto per le pratiche agricole utilizzate dai ragazzi, quanto per quelle utilizzate dai vicini. Le attuali coltivazioni in terreni non di proprietà seguono in oltre precedenti coltivazioni probabilmente intensive e convenzionali. Molti dei terreni sembrano “sfruttati “, quasi arridi . Ascoltando Fabiola si comprende la sua volontà di prendere le distanza dall’agricoltura intensiva ( ci parla anche delle divergenze con il padre, sostenitore di altre pratiche agricole ) . La volontà di affrontare una strada molto ripida, piena di difficoltà, condita dallo scetticismo di chi li circonda. Traspare in oltre dalle sue parole la genuinità della persona. Dal punto di vista agricolo i molti terreni condotti evidenziano lacune delle quali tener conto nella progettazione futura, come la mancanza di acqua. Riconsiderare la superficie da coltivare per le esigue forze ( sono in 2 con l’aiuto ( volontario o scambio ) di qualche amico ) considerata la “ pulizia “ dei terreni coltivati. Conclusioni : Come già chiarito nelle descrizioni dei terreni, il terreno dove è presente la coltivazione di grano saraceno da delle “garanzie” sulla qualità del prodotto. Non vi è ombra di dubbio che i ragazzi non pratichino modalità di agricoltura convenzionale, né che dipendano da loro le pratiche inquinanti dell’agricoltura intensiva nella piana del Fucino che, aimè, danneggiano chi pratica buona agricoltura come i ragazzi. A mio avviso i ragazzi sono bene accetti nel connettivo con la distribuzione dei prodotti coltivati nell’appezzamento dove ora c’è il grano. Per gli altri appezzamenti di terreno, la condizione esterna delle coltivazioni non mi da la garanzia di poter assicurare la qualità del prodotto ai fruitori del mercato, almeno che non vengano praticate analisi dei terreni specifiche. La mia proposta è che entrino da subito ( quando raccolto ) con il grano, appoggiati a solina se disponibile, e per il prossimo anno ripetere delle nuove visite per verificare le coltivazioni praticate e su quali appezzamenti. Tanto di cappello a questi ragazzi che in un contesto molto difficile con tanta volontà hanno iniziato un percorso diverso basato sulla critica della produzione agricola locale; stante questa situazione credo che noi di T/T dobbiamo dargli una possibilità, hanno bisogno di conoscere e riconoscersi, di approfondire le pratiche di buona agricoltura e di puntellare il loro progetto.
Il 27/9 io e Bakunino abbiamo partecipato alla visita “ straordinaria “ richiesta per l ’ ingresso a T/t da parte dell’az. Agricola Biocannabis, già presentatasì in assemblea tempo fa. La visita è considerata “straordinaria” in quanto il prodotto che l’azienda lavora ha l’urgenza di essere raccolto, per questo vi è la necessità,da parte di T/T, di verificarne la produzione sul campo in breve tempo. L’az. Agricola Biocannabis, gestita con un rapporto paritario da 3 soci. E' produttrice di canapa, poi lavorata per la produzione di compost, terricci e concimi. La superfice che è stata messa a cultivar in questa annata è di circa 1,5 ha su i 2 ha di terreno di proprietà ( affitto/ comodato d’uso) di Alessandro e…………….. Il terreno si trova in una zona incontaminata, tra due valli e presenta una sorgente d’acqua, l’erba, non quella coltivata, è rigogliosa e di diverse specie. Altri 3 ha circa di terreno, nell’immediate vicinanze di quello coltivato quest’anno, sono disponibili per allargare la produzione. Al momento vi sono un po’ di piante di noci e “ Biocannabbis “ è in attesa che si delineino i rapporto con gli ex possessori: la chiesa! Abbiamo visitato anche altri 2 ha di terreni tenuto a frutteto per uso familiare. La quasi totalità della canapa è gia stata raccolta eccetto quella lasciata “ per uso personale “ per la produzione di seme ad uso alimentare da parte dei produttori. Si possono notare ovunque le piantine di canapa rinate, segno della precedente coltivazione. Una parte del prodotto già raccolto è stato fatto trasformare in balle attraverso un contoterzista, al quale viene affidato anche il lavoro di preparazione del terreno per la semina. Le balle di canapa saranno poi “ sminuzzate “ dal macchinario in costruzione da parte di Alessandro e dei soci. Il prodotto finale è ottenuto dalla macerazione della canapa tritata secca, poi miscelata con altri prodotti reperiti dal mercato biologico certificato. Ad oggi biocannabis è in attesa della certificazione del prodotto che ne consente il commercio, dovendo passare al vaglio del Mipaff. Quanto visto nella visita corrisponde a quanto presentato nella scheda e le motivazioni per cui Alessandro e soci hanno scelto di partecipare a T/t sostengono in pieno il percorso politico del connettivo. Per me sono i benvenutiGiovanni (produttore di orticole e fagioli / consumatore)

Ciao a tutte e tutti, siamo stati la mattina di domenica 27 settembre ad Avezzano, assieme a Giovanni e Bakunino, a trovare i coltivatori di fagioli, cicerchie e grano saraceno e Fabiola, unica dei due presente, ci ha guidato a visitare i loro 5 appezzamenti. La prima cosa che mi ha colpito è la correttezza, semplicità e sincerità di Fabiola, confermando la impressione che avevo avuto nel precedente e unico breve incontro che avevamo avuto nella assemblea dove eravamo, sia io per Biocannabis che loro, intervenuti come "nuovi ingressi". Premetto che la Conca del Fucino è uno dei luoghi più inquinati del centro Italia a causa della decennale agricoltura intensiva e all'uso intensivo di fitofarmaci, diserbanti e concimi chimici, tipici di quella pratica. Un consistente inquinamento soprattutto nelle zone centrali e più basse dove tutto si concentra, trasportato dalle acque piovane che dai bordi sopraelevati convergono verso la bassa piana e inevitabilmente interessano tutti i terreni, anche quelli per assurdo, dove magari non è mai stata usata la chimica, per effetto del dilavamento e la captazione osmotica dell'acqua dai canali dalla terra dove passano. Le sorgenti sono in alto e convergono nella piana portando acqua originariamente pulita che però viene poi immessa in quei canali dai quali viene usata per irrigare e ai quali torna in quella conca che è il fondo di un lago bonificato attraversato da reticoli di canali. Nonostante ciò, nelle zone marginali dei perimetri esterni, leggermente più in alto rispetto al fondo della valle e in leggera pendenza, utilizzati come pascoli, che non sono stati interessati da quella agricoltura intensiva e neanche bagnati da quei canali, proprio per i loro piani inclinati, che non ne permetterebbero lo scorrimento orizzontale tipico di quelle produzioni, ancora è possibile trovare ottimi terreni. Solo grazie a questo, alla scomodità non idonea alla agricoltura industriale in quelle fasce inclinate che dalla roccia scendono alla piana, quelle aree prima scartate e quindi risparmiate, ora diventano preziose perché rare in quel contesto di territorio distrutto dalla chimica agricola. Uno di questi è il quarto e più ampio degli appezzamenti che abbiamo visionato, circa due ettari e mezzo, leggermente scosceso, delimitato a valle dal corso di un ruscello che nasce da una sorgente del rilievo sopra e a monte da un bosco oltre il quale c'è solo la roccia del rilievo, senza strade ne case o altro, mentre su entrambi i lati prosegue la fascia del grande pratone pascolo. Questo terreno era utilizzato da pascolo prima a per fieno poi, come tuttora è a fieno il resto della fascia nel quale è inserito (Vedi foto). Lo hanno da poco affittato e per la prima stagione coltivato, si vede che non era stato arato prima o almeno non lo era da molto tempo così come si vede che non ha conosciuto diserbanti. Lo rilevano la malva e il papavero che continuano a ricrescervi come nel terreno confinante, dove abbiamo visto anche cardi, mentuccia, timo e altre erbe spontanee sensibili. In questo appezzamento coltivano grano saraceno e tutti noi gli abbiamo consigliato di tentare di affittare i terreni contigui dove trasferire la altre coltivazioni per due motivi: uno è per la comodità di avere tutto vicino e l'altro è che questo, a differenza degli altri, è sicuramente un terreno pulito. Gli altri quattro sono pezzetti molto più piccoli, più in basso anche se non nel centro, soprattutto il quinto, anche questo abbastanza esterno ma al contrario del precedente attorniato da agricoltura intensiva. Il secondo e il terzo sono invece in zone non molto utilizzate ma più in basso e meno laterali. Il primo poi è uno spazio usato dal padre come deposito mezzi e attrezzi e c'è di tutto, dai pezzi di plastica sparsi a piccoli ricambi meccanici o una chiazza di polvere celestina li da anni, eccetera. Uscendo sulla strada asfaltata, sul lato opposto della strada rispetto al terreno, andando via abbiamo notato un canale ricco di rifiuti e con acqua inguardabile, scura e densa. Fabiola però ci aveva detto molto sinceramente, che in fondo al campo, dove non siamo andati, c'è un canale super inquinato, tant'è, ci disse, che sul bordo vi sono piante di frutti selvatici che sarebbero buonissimi ma che lei non raccoglie ritenendoli velenosi per quell'acqua che assorbono dalle radici. Si sono dotati di una botte che riempiono alla sorgete vicino al bellissimo campo dove coltivano grano saraceno, per irrigare le loro coltivazioni visto che l'acqua dei canali è inutilizzabile, ma anche se è apprezzabile che si impegnino ad usare acqua pulita non è detto che possa bastare per ottenere prodotti bio. Gli abbiamo consigliato di non mangiare quello che stanno coltivando nel piccolo riquadro del primo appezzamento che è evidentemente inquinato e come opzione B di fare analizzare gli altri appezzamenti, tutti tranne il quarto dove coltivano grano saraceno che è ottimo. Oppure, opzione A, cercare di affittarsi parte del terreno confinante o comunque in quella fascia di pascolo del Quarto e bellissimo appezzamento, che anche se è il più grande dei loro appezzamenti, è solo una piccola parte di un più ampio pascolo, risparmiato dalla agricoltura intensiva. Io il loro grano saraceno lo acquisto per il mio consumo, così come mangerei volentieri altri prodotti che provenissero da quel pascolo, per gli altri bisognerà vedere cosa dicono le analisi del terreno. In conclusione credo che abbiano entrambi, anche se abbiamo incontrato solo con lei, molta passione e voglia di fare agricoltura di qualità, in maniera onesta e pulita, come sinceri, limpidi e senza inganni sono loro. Credo che le reti contadine servano anche a questo, a fornire scambi di informazioni e conoscenze utili che permettano a persone come loro di riuscire a raggiungere quella agricoltura di qualità che vogliono praticare.Mefisto (Biocannabis)  

Durante la prima visita a febbraio avevamo riscontrato alcune criticità nella conduzione della loro attività, da quella più grave, il tetto della caciaia in eternit, a​​​ ​una situazione igienica della caciaia e luogo della mungitura che erano sicuramente migliorabili. Il superamento di queste criticità era necessario anche per poter entrare a far parte del circuito Terra/terra. Con Daniela abbiamo visitato la caciaia dove hanno fatto un ottimo lavoro, sostituzione del tetto e piastrellatura bianca del pavimento e pareti. La stessa Daniela ci ha detto che ora lavora molto meglio. Poi abbiamo raggiunto Andrea che con il figlio stava mungendo le pecore, anche qui abbiamo riscontrato una condizione molto migliorata, le pecore sono sopraelevate rispetto al terreno e così si evita il contatto degli strumenti e delle mammelle con la terra.Il loro problema è che il terreno è in affitto e non possono costruire strutture fisse ma devono trovare soluzioni provvisorie, questa adottata credo sia la migliore possibile, bisogna vedere cosa succederà in inverno quando il campo sarà molto fangoso.​E' stato ancora una volta interessante, lamento solo l'assenza di altri consumatori, ma questa è un'altra storia.. un augurio particolare a Daniela e Andrea. Lidia  consumatrice di Cave

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