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La visita partecipata è uno strumento e come tutti gli strumenti si può utilizzare… suonare… o lasciare in un angolo a prendere la polvere. Non accade nessun disastro se non se ne approfitta… certo non potremo allietarci con il suo suono. Personalmente ho contribuito ad una sola visita partecipata; ne ho apprezzato l’opportunità di un livello di relazione tra produttore e cittadino (anche tra produttore e altri produttori) che nei mercati, per quanto possibile, è quantomeno complesso da raggiungere. Penso che nel panorama di mercati biologici, naturali, etici, critici… ecc… il rapporto tra chi produce e chi acquista sia la chiave di volta che sostiene l’ingresso in un’antica-nuova economia. Certamente il cittadino può non essere in grado di certificare il produttore, ma di sicuro dovrebbe poter avere la possibilità di scoprire o riscoprire chi e cosa c’è all’origine dei prodotti che consuma; anche questo può avvenire anche nei mercati, ma probabilmente con un processo più lungo e con un impiego maggiore di fiducia. Maggiormente questo strumento sarà utilizzato ed esponenzialmente i cittadini si faranno un’immagine chiara della realtà dei contadini e degli artigiani che portano ai mercati i loro prodotti.

Laura dei Saponi, trasformatrice Tterra

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