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FICO Eataly World, il sedicente più grande parco tematico agroalimentare d'Europa.

Dal prossimo 15 novembre la Bologna del turismo perbene, dei mercati riqualificati a misura di aperitivo chic, degli appassionati di esperienze preconfezionate da consumare espresse, degli assessori all'immaginazione, potrà finalmente fregiarsi di un nuovo primato.

Il 15 novembre, dopo due anni di rinvii e ben dopo la chiusura di quell'EXPO milanese a cui doveva fare da coronamento finale, aprirà FICO Eataly World, il sedicente più grande parco tematico agroalimentare d'Europa.

La santa alleanza tra i poteri forti della governance cittadina (tra i vari: HERA, Coop Alleanza 3.0, Unipol, Intesa San Paolo, Comune di Bologna, Partito Democratico, Slow Food, Eataly, Poste Italiane, Randstad ecc.) compie un ulteriore passo in avanti nella violenta trasformazione di Bologna nella città della marginalizzazione e dell'esclusione, oltre che nella tanto decantata città vetrina del food a misura di turista dal portafoglio ben gonfio.

La grande opera del cibo in salsa green, con i suoi oltre centomila mila metri quadrati di suolo cementificato, i cento milioni d'investimenti tra pubblico e privato, le trecentomila ore all'anno di lavoro non retribuito, previste tra stage e alternanza scuola-lavoro, è pronta ad aprire i suoi cancelli.

FICO, definito con una certa soddisfazione dal più autorevole quotidiano di padroni e operatori finanziari "soprattutto un progetto immobiliare innovativo", sarà ben più del solito gigantesco ammasso di cemento. Alla speculazione più becera, promossa dai soliti soggetti noti (la gestione del fondo immobiliare è affidata a Prelios, società controllata da Pirelli, Intesa San Paolo e Unicredit, e tra i leader nel settore della speculazione e riqualificazione immobiliare in città), si aggiunge un altro fondamentale ruolo per FICO. Nella migliore tradizione inaugurata da EXPO 2015 e tanto amata dagli sponsor del governo più smart, FICO sarà un polo di produzione di narrazioni, una fabbrica dello "storytelling". Negli spot pubblicitari, nelle campagne di marketing, nella solita storiella portata in tour promozionale da patron Farinetti, l'immonda cordata di soggetti pubblici e privati che si è avventata sulla ricca torta da spartire, si prova a colorare di buono e sostenibile.

I più biechi palazzinari diventano innovatori dell'urbanistica partecipata, la più spietata agenzia interinale si trasforma nella grande opportunità di ogni giovane precario, l'industria dell'allevamento intensivo si traveste da contadino che da un nome a ogni vitello, la peggior azienda multi-utility comunale diventa leader nell'economia circolare e sostenibile.

A mettere la sua ignobile ciliegina sulla torta da affettare, sarà addirittura il presidente del consiglio Gentiloni, affrettatosi a garantire la sua presenza per il grande giorno dell'inaugurazione, a farsi da garante per le istituzioni insieme allo stolido sindaco Merola, che il piano fili liscio come l'olio.

Nel frattempo, mentre nei capannoni di FICO si lucidano insegne e vetrine e si preparano le bottiglie da stappare, fuori in città vanno avanti il governo per ordinanze e la repressione delle forme di vita non conformi all'ideologia del decoro, continua lo svuotamento delle piazze della socialità e lo sgombero degli spazi sociali, gli sfratti delle case popolari e le retate della polizia.

Quest' ennesimo mostro di cemento non è altro che la facciata in bella mostra di un governo cittadino che sempre più esclude e marginalizza,

Se è questa la città che affaristi e governanti vogliono cercare di costruire sta a noi provare a impedirlo.

FICO non è che un'altra cattedrale del profitto nella city of food da sovvertire.

 

dal blog eattherich:https://reteeattherich.noblogs.org/post/2017/11/15/e-fico/

 
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