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MANIFESTAZIONE PER IL GRAN SASSO E LA SUA ACQUA

MANIFESTAZIONE PER IL GRAN SASSO E LA SUA ACQUA

SABATO 11 NOVEMBRE TERAMO

 

 

Il Gran Sasso disseta 700.000 persone di L'Aquila, Teramo e in parte di Chieti e Pescara.

I Laboratori di Fisica Nucleare  sono già oggi un Impianto a Rischio di Incidente Rilevante per la presenza al loro interno in due delle decine di esperimenti in corso, LVD e Borexino, di 1.000 tonnellate di acqua ragia e di 1.292 tonnellate di trimetilbenzene, un idrocarburo neurotossico.

Nei prossimi mesi vorrebbero svolgere l'esperimento SOX importando dalla Russia una potentissima sorgente radioattiva di Cerio144 che deriva dacombustibile di una centrale nucleare. La potenzialità emissiva, secondo i dati degli stessi ricercatori, è tra 3,7 e 5,55 Petabecquerel pari a quanto fuoriuscito nell'Oceano pacifico dalla Centrale di Fukushima secondo i dati

dell'Agenzia Atomica Internazionale. 

Le captazioni e l'acquifero non sono in sicurezza, con ripetuti incidenti nei laboratori e il rilascio di sostanze pericolose; contaminazioni che arrivano anche dai tunnel autostradali. 

In questi anni è mancata totalmente trasparenza e partecipazione nelle scelte. Anzi, i Laboratori sono stati smentiti più volte con i loro stessi documenti divulgati da noi cittadini.

L'Art.94 del D.lgs.152/2006 pone un divieto insuperabile allo stoccaggiodi sostanze pericolose o radioattive entro un raggio di 200 metri dalle captazioni idropotabili e sappiamo che tale distanza nel sistema Gran Sasso non è rispettata. Inoltre questa distanza di sicurezza nel massiccio, vista l'entità dell'acquifero, dovrebbe essere senz'altro maggiore.

Il Gran Sasso è fortemente sismico e nei laboratori passa una faglia. 

L'errore umano o un atto volontario dannoso sono sempre

possibili. 

Così come l'effetto domino, un incidente causato da Borexino che potrebbe investire il contenitore di SOX con la sorgente radioattiva. 

La fuoriuscita della polvere radioattiva potrebbe avere conseguenze

catastrofiche vista la presenza dell'acquifero più grande dell'Appennino,con coinvolgimento degli acquedotti di L'Aquila e Teramo e di grandi fiumi come l'Aterno-Pescara e il Vomano e impatto anche sull'Adriatico. 

Pensare che la stessa quantità di emissioni di Fukushima rilasciata in unoceano possa interessare il nostro "minuscolo" Adriatico fa comprendere i rischi inaccettabili connessi a tale iniziativa.

Chiediamo di eliminare le sostanze pericolose e/o radioattive nei laboratori e la messa in sicurezza delle captazioni e dell'intero acquifero. 

Siamo per la ricerca, ma questa deve avere limiti per alcuni esperimenti che pongono in pericolo il diritto alla salute e a vivere in maniera sicura nel proprio territorio. 

 
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