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Il punto della situazione sul disastro ambientale in Brasile

Nell’ultimo mese i media sono stati molto impegnati a trasmetterci informazioni dei drammatici eventi del terrore di Parigi e da quelli che ne sono susseguiti, lasciando passare in secondo piano molti altri accadimenti di natura ben piu grave e catastrofica.

 

Fonte: https://www.treedom.net/it/blog/post/il-punto-della-situazione-sul-disastro-ambientale-in-brasile-1393

La notizia più eclatante, che arriva con un enorme ritardo sui nostri media, riguarda il più grande disastro ambientale degli ultimi decenni del Brasile. Per la prima volta, il potentissimo web ha impiegato quasi un mese per riuscire a sfondare il muro del silenzio creatosi intorno all’accaduto, pubblicando immagini scandalo di un fiume di melma e catrame che incontra il blu dell’oceano.

Il 5 novembre scorso, due dighe della compagnia di estrazione mineraria Samarco, che contenevano rifiuti tossici e materiale di scarto per l’estrazione mineraria, sono crollate, riversando 62 milioni di metri cubi di fanghi velenosi nel fiume Rio Doce distruggendo tutto lungo il percorso, sino ad arrivare alla foce, nell’Oceano Atlantico, il 20 novembre scorso. Il bilancio è di undici morti, dodici dispersi, oltre a una biblica moria di pesci e altri animali selvatici e all’ancor più grave e incalcolabile danno alle colture, allevamenti, foreste, campi e corsi d’acqua.

Oltre duemila persone sono rimaste senza acqua potabile. Gli indios della zona piangono poiché è sparita la loro fonte di sostentamento: il fiume, per loro considerato come un luogo sacro. Lo stesso vale per i pescatori, costretti a emigrare nelle città con la loro famiglia in cerca di un nuovo lavoro. Ma piange anche l’intero mondo vedendo le immagini di devastazione che arrivano da quei luoghi, consapevoli del fatto che ci vorranno decenni per ripristinare almeno in parte il naturale ecosistema. Insieme al ritardo della notizia, arrivano anche le prime verità nascoste per anni dalla Samarco, controllata dal gigante minerario brasiliano Vale e dall’anglo-australiana Bhp Billiton, che ha scelto questa regione perché ricca di minerali: qui viene prodotto il 10% del ferro di tutta la nazione.

Quella mattina del 5 novembre scorso, nessuna sirena è suonata per dare l’allarme poiché un piano di sicurezza esisteva sì, ma non era mai stato messo in pratica dall’azienda sebbene le autorità brasiliane sapevano che la diga fosse a rischio cedimento. A distanza di un mese la Samarco non sa ancora dare risposte certe, ma ha chiesto il silenzio stampa agli sfollati. Da notare come il colosso negli anni abbia finanziato la campagna politica di vari parlamentari e partiti, così da creare un serio conflitto di interesse tra l’azienda e chi doveva invece far parte della commissione per il recupero e preservazione del bacino del fiume. L’azienda ha da subito dichiarato che il fango non è tossico, ma foto dell’accaduto e biologi ed esperti ambientali non sono d’accordo: per chiarire la situazione un gruppo di scienziati brasiliani sta esaminando numerosi campioni di acqua.

Quello che è certo è invece la multa di 250 milioni di Real che la Samarco dovrà pagare per i danni causati (una cifra irrisoria se paragonata al suo fatturato annuale) e il rischio che altre zone del pianeta possano essere toccate dal fiume tossico dato che l’Atlantico, con le sue correnti, certamente porterà ovunque le sostanze inquinanti.

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